BULLISMO - Non una semplice "bravata da ragazzini"

17.04.2018


Con il termine "bullismo" si fa riferimento al fenomeno in cui un bambino/adolescente si comporta tenendo atteggiamenti prevaricatori e prepotenti. Le circostanze in cui si possono manifestare questi atteggiamenti sono diverse (soprusi, minacce, prese in giro, lesioni), ma tutte incidenti sull'integrità psico-fisica di chi le subisce. Gli elementi necessari per poter parlare di bullismo sono: protagonisti adolescenti, azioni intenzionali compiute per puro divertimento, al fine cagionare danno alla vittima, azioni che si protraggono nel tempo. Inoltre, tra soggetto attivo e passivo c'è uno squilibrio (la vittima è impaurita, isolata, incapace di difendersi).

AMBITO PENALE

Nonostante il bullismo non costituisca, di per sè, reato (la prossima volta che al telegiornale sentirete "reato di bullismo" sbufferete rivolgendo gli occhi verso l'alto insieme a me), il fenomeno può avere risvolti penali perchè le singole azioni poste in essere dai bulli possono integrare molteplici illeciti penali, a seconda del comportamento che viene posto in essere. Ad esempio: percosse (art. 581 c.p.), lesioni (art. 582 c.p.), danneggiamento alle cose (art. 635 c.p.), ingiuria (art. 594 c.p.), diffamazione (art. 595 del c.p.), molestia o disturbo alle persone (art. 660 del c.p.), minaccia (art. 612 c.p.), atti persecutori - stalking (art. 612 bis del c.p.) e sostituzione di persona (art. 494 del c.p.; si pensi a colui che crea o utilizza un account di posta elettronica, attribuendosi delle false generalità con il fine di arrecare danno al soggetto le cui generalità siano state abusivamente spese). Aggiungiamo che, se alla base del fenomeno ci sono futili motivi o razzismo, le fattispecie sono aggravate.

Chi è vittima di bullismo deve trovare il coraggio di recarsi presso le autorità per denunciare il fenomeno: per attivare i rimedi previsti dalla legge penale (ad es. per lesioni gravi, minaccia grave, molestie) è sufficiente sporgere denuncia ad un organo di polizia o all'autorità giudiziaria. In altri casi la denuncia deve contenere anche la richiesta di procedere penalmente contro l'autore del reato (querela).
Il processo penale può concludersi con la condanna alla reclusione del colpevole, o al pagamento di una pena pecuniaria o altre sanzioni; oppure, la conclusione può essere l'ordine di compiere attività socialmente utili.

Un aspetto rilevante (forse il più drammatico) è dato dal fatto che queste condotte vengono poste in essere, appunto, da bambini/adolescenti ed il fenomeno diviene ancora più allarmante quando autori e vittime sono minorenni.
Questo però non significa che il "bullo" resti impunito. Al riguardo, va distinto :
- il minore di 14 anni che non è mai imputabile penalmente. Ma, se viene riconosciuto come "socialmente pericoloso", possono essere previste misure di sicurezza come la libertà vigilata oppure il ricovero in riformatorio.
- il minore tra i 14 e i 18 anni che è di età imputabile se viene dimostrata la sua capacità di intendere e volere (la valutazione circa la capacità del minore è compiuta dal giudice che si avvale di consulenti professionali).


AMBITO CIVILE

Il bullismo può comportare anche conseguenze di carattere civile (da non sottovalutare). Il riferimento è alla cosiddetta responsabilità extracontrattuale di cui all'art. 2043 c.c. dal quale deriva la possibilità di chiedere il risarcimento del danno (la vittima deve rivolgersi ad un avvocato ed intraprendere una causa davanti al Tribunale civile, salvo che venga raggiunto prima del processo un accordo tra le parti). La vittima del bullismo ha diritto di richiedere tale risarcimento poichè subisce un danno ingiusto alla propria persona e/o alle proprie cose e pertanto tale danno è risarcibile. Le tipologie di danno riconosciute dalla legge come risarcibili sono:

  1. il danno morale (turbamento dello stato d'animo della vittima, sofferenze fisiche e morali);

  2. il danno biologico (danno riguardante la salute e l'integrità psico-fisica);

  3. il danno esistenziale (danno alla persona, alla sua esistenza, alla qualità della vita, alla vita di relazione, alla riservatezza, alla reputazione, all'immagine); il danno esistenziale si configura come il doversi comportare diversamente da come si desidera, essere costretti a relazionarsi diversamente.

È RESPONSABILE SOLO IL "BULLO"? NO!!
Non sono "bravate da ragazzini" anche perchè il fenomeno del bullismo non riguarda solo i bambini bulli. Aspetto importante dei risvolti civili, infatti, è che, nel momento in cui il bambino compie atti di bullismo, diverse sono le responsabilità coinvolte (e attenzione... quando si parla di "responsabilità" nel diritto civile non si fa riferimento solo ad una questione morale quanto piuttosto all'individuazione di chi sarà tenuto al pagamento del risarcimento!!!): alla responsabilità diretta del bullo minore (affinché un soggetto possa essere ritenuto responsabile degli atti di bullismo deve avere la sola capacità di intendere e volere e non la vera e propria capacità d'agire che si raggiunge, quella si, solo con la maggiore età), si affiancano:

    a. Culpa in vigilando dei genitori
    Il non esercitare una vigilanza adeguata all'età e indirizzata a correggere comportamenti inadeguati (culpa in vigilando) è alla base della responsabilità civile dei genitori per gli atti illeciti commessi dal figlio minorenne che sia capace di intendere e di volere (a meno che i genitori del minore non dimostrino di non aver potuto impedire il fatto, questi sono oggettivamente responsabili).

    b. Culpa in vigilando della Scuola
    La scuola può essere chiamata a rispondere nel caso in cui gli insegnanti non impediscano che il diritto di ogni studente a ricevere una corretta ed adeguata fcormazione sia compromesso. Si tratta di una responsabilità aggravata in quanto la presunzione di colpa può essere superata solamente laddove si dimostri di aver adeguatamente vigilato ovvero si dia la prova del caso fortuito

A tal riguardo è necessario distinguere la responsabilità della Scuola privata dalla Scuola pubblica. Alla Scuola privata si applica l'art. 2049 del c.c. che sancisce la responsabilità indiretta dell'istituto scolastico con cui l'insegnate ha un rapporto di lavoro al momento del compimento dell'illecito del minore; viceversa, la Scuola Pubblica ha una responsabilità diretta nei confronti del Ministero della Pubblica Istruzione che può agire in rivalsa sull'insegnate per culpa in vigilando in caso di dolo o colpa grave.


COSA POSSONO (e devono) FARE GENITORI ED INSEGNANTI?

Spesso le vittime, per vergogna o paura, nascondono agli adulti i disagi che subiscono e soffrono in silenzio. I genitori svolgono un ruolo fondamentale nel cogliere i segnali e non sottovalutarli (es. trovare scuse per non andare a scuola o voler essere accompagnati, fare frequenti richieste di denaro, essere molto tesi, piagnucolosi e tristi dopo la scuola presentare lividi, tagli, graffi o strappi negli indumenti, dormire male o bagnare il letto, raccontare di non avere nessun amico, rifiutarsi di raccontare ciò che avviene a scuola).
Sono LaGiuristaTascabile, non una psicologa; ciò che posso dirvi è che appena si ha il sospetto che il minore possa essere vittima di bullismo, è necessario rivolgersi all'insegnante e al dirigente dell'istituto affinchè questi prendano provvedimenti.



LaGiuristaTascabile
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