COPPIE DI FATTO - Quali diritti sono riconosciuti ai conviventi? Cosa regolano i contratti di convivenza??     

17.04.2018

L'approvazione della Legge Cirinnà (Legge n. 76/2016) ha portato alla regolamentazione delle convivenze di fatto e all'istituzione delle unioni civili per coppie omosessuali.
Piccola precisazione prima di affrontare l'argomento: quando si parla di coppie di fatto si fa riferimento a coppie di persone che convivono senza essere sposati perché è loro preclusa tale possibilità (ad esempio, due conviventi dello stesso sesso) o perché è loro precisa volontà non soggiacere al vincolo matrimoniale, pur avendone diritto.
La coppia di fatto si costituisce mediante una dichiarazione all'anagrafe di stabile convivenza e non deve confondersi con le unioni civili, espressione con la quale si indicano, invece, le sole coppie omosessuali che si costituiscono mediante una dichiarazione davanti ad un ufficiale di stato civile.

Nel nostro ordinamento si sono raggiunti notevoli traguardi relativi alla situazione giuridica dei conviventi riconoscendo loro determinati diritti. Al riguardo è importante sottolineare:
~ se l'abitazione è di proprietà di uno dei due conviventi, l'altro non può essere cacciato da un giorno all'altro (se, invece, i due sono in affitto, con la morte di uno, l'altro ha diritto a subentrare nel contratto di locazione fino alla sua naturale scadenza);
~ il reato di maltrattamenti in famiglia prescinde dall'esistenza di un matrimonio quindi può configurarsi anche nell'ambito di una coppia di fatto;
~ relativamente ai figli, il dovere di mantenimento, il diritto di visita e l'affidamento condiviso non conoscono differenza tra coppie sposate e non;
~ il diritto al risarcimento del danno nel caso in cui uno dei due conviventi muoia per fatto illecito altrui scatta solo se la convivenza ha una stabilità tale da far ritenere ragionevolmente che sarebbe continuata nel tempo;
~ possibilità di far visita al proprio partner in carcere, diritto reciproco di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali in caso di malattia o ricovero del partner;
~ il convivente può essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno qualora il partner venga dichiarato interdetto, inabilitato o beneficiario dell'amministrazione di sostegno;
~ ai fini del rilascio del titolo di soggiorno rileva anche la convivenza dello straniero che dimostri di trarre mezzi leciti di sostentamento da tale rapporto.

Arrivati a questo punto ci si potrebbe chiedere...
                      Che senso ha sposarsi?
Ecco, il senso c'è perchè ci sono dei diritti (e doveri) che sono propri dei coniugi e che non si estendono alle coppie di fatto:
~ dovere di fedeltà. Ok, lo ammetto, non suona tanto come vantaggio, lo so... ma vedetela così: se siete il convivente tradito, non potrete chiedere addebiti e risarcimenti di alcun tipo! Chiaro no?
~ diritto di mantenimento (salva la possibilità di concordare, a monte, l'assunzione da parte di uno dei conviventi dell'obbligo di mantenimento dell'altro).
~ eredità. Il matrimonio non è un contratto perchè non ha contenuto patrimoniale, ma ammettiamo che l'aspetto economico può spesso far propendere per una scelta piuttosto che un'altra. Un aspetto economico importante riguarda il fatto che il convivente non è erede legittimo e non gode di alcun diritto ereditario. Il convivente godrà di una tutela ridotta poichè l'unica soluzione sarà sperare in un testamento con il quale si può attribuire al partner solo la quota disponibile (cioè quella che non è riservata dalla legge ai familiari più ristretti).
~ la comunione dei beni non si instaura tra i conviventi
~ in caso di morte del convivente, il partner superstite non può rivendicare pretese sulla pensione di reversibilità.

Il comma 50 della Legge Cirinnà prevede la facoltà, per i conviventi, di sotttoscrivere un CONTRATTO DI CONVIVENZA. Questo rappresenta una garanzia che permette alla coppia di "disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune". Come la registrazione all'anagrafe non è obbligatoria (in mancanza si parlerà di convivenze di fatto non formalizzate per cui i due conviventi costituiscono una coppia, ma non godono dei diritti propri delle convivenze di fatto formalmente registrate mediante la dichiarazione all'anagrafe), i conviventi non sono obbligati a stipulare il contratto, ma il documento permette loro di stabilire delle regole che saranno ufficialmente riconosciute a loro tutela. In particolare è possibile disciplinare i diversi aspetti patrimoniali relativi, ad esempio:

  • alla modalità di partecipazione alle spese comuni (definizione degli obblighi di contribuzione nelle spese comuni o nell'attività lavorativa domestica ed extradomestica);
  • ai criteri di attribuzione della proprietà dei beni acquistati nel corso della convivenza (potendo definire un sorta di regime di comunione o separazione dei beni);
  • alla modalità d'uso della casa adibita a residenza comune (sia essa di proprietà di uno solo dei conviventi o di entrambi i conviventi ovvero sia in affitto);
  • alla modalità per la definiizone dei reciproci rapporti patrimoniali in caso di cessazione della convivenza (al fine di evitare discussioni e rivendicazioni al momento della rottura);
  • alla facoltà di assistenza reciproca, in tutti i casi di malattia fisica o psichica, o la designazione reciproca ad amministratore di sostegno.

Se pensate che non vi voglia sposare perchè crede che il matrimonio sia "troppo vincolante", sperate non capisca quanto lo siano anche i contratti di convivenza. Da questi contratti, infatti, nascono dei veri e propri obblighi giuridici a carico delle parti che lo hanno sottoscritto. Ciò significa che la violazione di taluno degli obblighi assunti legittima l'altra parte a rivolgersi al giudice per ottenere quanto le spetta.

La costituzione di tale atto, così come la modifica e la risoluzione, deve avvenire mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato, che ne attestino la conformità alle norme imperative e all'ordine pubblico.
Le parti possono riservarsi, con apposite clausole inserite nel contratto di convivenza, la facoltà di recesso. L'esercizio della facoltà di recesso potrà essere, a seconda di quanto pattuito dalle parti:
- totalmente libero o essere subordinato al verificarsi di determinati eventi o condizioni;
- gratuito o essere subordinato al pagamento, all'altra parte, di un corrispettivo.


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