REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - Delitti commessi dai pubblici ufficiali contro la P.A.  

02.05.2018

Purtroppo ci capita spesso di sentire al telegiornale notizie relative a "personaggi" che vengono indagati per peculato, corruzione..... Spesso non sappiamo con precisazione cosa vogliano dire questi termini, sicuramente ci indignamo... Una volta letto questo articolo lo farete ancora di più, con maggior cognizione di causa almeno, giusto per sentirmi in compagnia.

Vediamo quali possono essere i soggetti coinvolti in questi delitti.
I reati contro la pubblica amministrazione possono essere reati comuni, per i quali non è richiesta una qualifica soggettiva particolare, oppure reati propri che possono essere commessi, invece, solo da soggetti titolari di qualifiche pubblicistiche. In particolare si fa riferimento ai

  • pubblici ufficiali (p.u.) → coloro che esercitano una pubblica funzione (legislativa, giudiziaria o amministrativa) 
  • incaricati di un pubblico servizio (i.p.s.) → coloro i quali, a qualuque titolo, prestano un pubblico servizio (si differenzia dal p.u. perchè, nonostante l'attività svolta sia riferibile alla sfera pubblica, è privo dei poteri tipici del p.u. - deliberativi, autoritativi e certificativi - ed ha un potere decisionale ridotto).

Ora capiamo in cosa consistono i singoli reati contro la pubblica amministrazione (i principali) che vengono commessi dai pubblici ufficiali.

PECULATO: quando il p.u. o l'i.p.s., per ragioni di ufficio o di servizio, entra in possesso o nella disponibilità di denaro o altra cosa mobile altrui e se ne  appropria (= compie atti che corrispondono a quelli del proprietario del bene come la consumazione o l'alienazione). Lo scopo di tale previsione è sicuramente quella di tutelare il regolare funzionamento ed il prestigio degli enti pubblici, nonchè quello di impedire danni patrimoniali alla P.A.
La norma non prescrive più che la cosa/denaro appartenga alla P.A. potendo appartenere anche ad un soggetto prviato (è stato infatti abrogato il delitto di malversazione che era previsto in precedenza). Si parla di "possesso" o di "disponibilità" perchè, anche se non possessore in senso stretto, deve aver comunque un ptoere di vigilanza e controllo sulla cosa, anche se detenuta da altri. Il dolo consiste nella coscienza e volontà dell'appropriazione e nella consapevolezza dell'altruità della cosa.
Si distingue da altre fattispecie simili:
- appropriazione indebita aggravata commessa con abuso dei poteri o violazione dei doveri (perchè in tal caso, la cosa mobile può essere posseduta a qualsiasi titolo e non necessariamente per ragioni d'ufficio o di servizio);
- truffa aggravata (il possesso è ottenuto mediante una condotta fraudolenta, mentre nel peculato il possesso sussiste già per ste benedette ragioni d'ufficio);
- furto (manca il precedente possesso).
Peculato d'uso: nel 1990 è stata introdotta questa nuova figura di reato che punisce il p.u./i.p.s. che non si appropria nella cosa altrui nel senso che abbiamo detto prima, ma agisce col solo scopo di farne un uso momentaneo e restituirla immediatamente dopo l'uso (la prende in prestito insomma). In tal caso l'oggetto del reato possono esse solo cose mobili di specie (non cose generiche e, soprattuto, non denaro... non si può prendere del denaro e difendersi dicendo che lo si aveva preso in prestito, chiaro no?)
Peculato mediante profitto dell'errore altrui: commette tale delitto il p.u./i.p.s. che, nell'esercizio delle funzioni o del servizio, riceve indebitamente (per sè o per un terzo) denaro o altra utilità, giovandosi dell'errore altrui.

CONCUSSIONE: si realizza quando il p.u., abusando della sua qualità e dei suoi poteri, costringe qualcuno a dare/promettere indebitamente denaro o altra utilità a lui o ad altro soggetto terzo. Ciò che si tutela è l'interesse delle P.A. alla correttezza eda lla buona reputazione dei pubblici funzionari, ma si vuole anche impedire che gli estranei subiscano sopraffazioni e danni per gli abusi di potere dei funzionari medesimi.
Si parla di abuso della qualità quando il p.u. fa pesare la sua qualità per ottenere l'indebita prestazione (in riferimento alla posizione di preminenza ricoperta); mentre, si ha abuso di poteri quando il p.u. esercita i poteri dei quali è investito in modo illegittimo o per conseguire un fine illecito.
Con "costrizione" si fa riferimento ad una coazione psichica (certo, se il p.u. ricorre alla minaccia armata, ad esempio, si tratterebbe già di rapina aggravata e non di sola concussione), quindi una violenza morale consistente in una minaccia di un male ingiusto che ha l'effetto di provocare uno stato di soggezione nel privato nel senso di timore di subire il potere del p.u. (stato di soggezione che si valuta tenendo presente anche la concreta capacità di opposizione del privato stesso).
Certo, può accadere che il privato possa trovarsi a godere comunque di qualche vantaggio: se questo vantaggio è legittimo e dovuto, nulla quaestio e siamo ancora nell'ambito della concussione; se, invece, questo vantaggio è di per sè illegittimo, si configura una ipotesi di corruzione.

Induzione indebita a dare o promettere utilità: in questo caso il p.u. o l'i.p.s., abusando sempre della propria qualità e dei propri poteri, induce taluno a dare/promettere indebitamente denaro o altra utilità a lui o ad un terzo (originariamente questa fattispecie rientrava nella concussione per induzione che, a seguito della riforma del 2012, è divenuta fattispecie autonoma).
Mi direte... hai scritto due volte la stessa cosa? Eh no! Vi ho messo in grassetto l'indizio: nella concussione si parlava di costrizione, qui di induzione; sottile differenza che sta a significare che, in questo caso, la forma di condizionaziome è più blanda ed il destinatario conserva un margine di autodeterminazione. L'induzione sussiste quando (senza alcuna minaccia) vengono prospettate dal soggetto attivo delle conseguenze sfavorevoli derivanti dall'applicazione della legge (ricorrendo, quindi, ad argomentazone di indole varia ma fondate su elementi non privi di veridicità) per ottenere il pagamento o la promessa di denaro convincendo il soggetto passivo.

CORRUZIONE: diversi sono i delitti di corruzione ma si fa riferimento sempre, in linea generale, a casi di accordo mediante il quale il p.u. vende le proprie funzioni ad un privato facendosi corrispondere denaro in cambio di veri e propri favori. Può risultare difficile, sopratutto in sede processuale, distinguere a concussione dalla corruzione poichè la struttura è costituita, in entrambi i casi, da un privato che corrisponde al pubblico funzionario denaro per ottenere, così, un vantaggio o evitare un danno. La soluzione ruota attorno allo stato di soggezione che vizia il libero arbitrio del privato, mi spiego:
- si ha concussione quando la posizione di preminenza prevaricatrice del p.u. crea uno stato di timore tale da escludere la libera determinazione del privato;
- si ha corruzione quando il p.u. ed il privato hanno trattato in posizioni paritetiche e la dazione/promessa del privato è determinata da una sua libera valutazione di convenienza.
A seguito dei correttivi operati nel 2012, si sono resi più evidenti i confini tra le diverse forme di corruzione: si parla di corruzione propria quando il favore richiesto al corrotto è contrario ai doveri d'ufficio; mentre, si tratta di corruzione impropria quando il favore è confrome ai doveri (il pubblico ufficiale accetta una utilità indebita che prescinde dall'adozione o dall'omissione di atti inerenti il proprio ufficio, ma finalizzata esclusivamente a remunerare l'eserciizo di funzioni o poteri a lui spettanti).

Se non siete pubblici ufficiali non siete estranei a tutto ciò; non sentitevi liberi di andare a promettere soldi/mozzarelle/vino/orologi a qualcuno in cambio di, che so, un posto fisso perchè la legge punisce sia il corrotto che il privato corruttore (tipica ipotesi di reato a struttura necessariamente plurisoggettiva), chiaro no?

Istigazione alla corruzione da parte del privato
- impropria → punisce chiunque offre o promette denaro od altra utilità non dovuti ad un p.u./.p.s. per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri (per indurlo a compiere un atto del suo ufficio) e ricorre qualora l'offerta o la promessa non sia accettata;
- propria → punisce chiunque offre o promette denaro od altra utilità non dovuti ad un p.u.o ad un i.p.. per indurre un p.u./i.p.s. a omettere o a ritardare un atto del suo ufficio, o a fare un atto contrario ai suoi doveri, e ricorre qualora l'offerta o la promessa non sia accettata.
In entrambi i casi è evidente il presupposto negativo comune: la mancata accettazione della promessa/offerta.

Corruzione in atti giudiziari: ricorre quando i fatti di corruzione siano stati commessi per favorire o danneggiare una parte di un processo civile, penale o amministrativo.

ABUSO D'UFFICIO: si configura quando il p.u./i.p.s., nello svolgimento delle sue funzioni o del servizio, in violazione della legge o del regolamento (eccesso di potere, sviamento di potere, violazione del dovere di imparzialità) oppure omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto, procura intenzionalmente a sè o ad altri un vantaggio patrimoniale ingiusto o arreca ad altri un danno ingiusto.

UTILIZZAZIONI DI INVENZIONI O SCOPERTE CONOSCIUTE PER RAGIONI DI UFFICIO: ricorre quando il p.u./i.p.s. impega a proprio o altrui profitto invenzioni o scoperte conosciute per ragione dell'ufficio o servizio svolto che dovevano rimanere segrete.

RIVELAZIONE O UTILIZZAZIONE DI SEGRETI D'UFFICIO: sono previste quattro autonome figure di reato che ricorrono quando il p.u./i.p.s.

  • rivela o agevola la conoscenza di notizie d'ufficio coperte da segreto, a soggetti terzi privi di autorizzazione a conoscerle → condotta = rivelazione o agevolazione
  • agevola colposamente la conoscenza di notizie d'ufficio coperte da segreto → condotta= agevolazione
  • utilizza illegittimamente notizie d'ufficio segrete per procurare a sé o ad altri un indebito profitto patrimoniale → condotta = utilizzazione
  • utilizza notizie d'ufficio segrete per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto non patrimoniale o un altrui danno ingiusto → condotta = utilizzazione

In questi casi non è necessario che dalla rivelazione derivi un danno, è sufficiente la messa in pericolo del bene tutelato, ossia il buon andamento della pubblica amministrazione.

RIFIUTO E OMISSIONE DI ATTI D'UFFICIO: si punisce il p.u. che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che per ragioni di giustizia, sicurezza pubblica, ordine pubblico o di igiene e sanità, doveva essere compiuto senza ritardo (rifiuto di atti qualificati); inoltre, si punisce il p.u. e l'i.p.s. che entro 30 gg dalla richiesta di chi vi aveva interesse non ha compiuto l'atto del suo ufficio e non ha risposto per esporre e ragioni del ritardo (omissione di atti non qualificati).

INTERRUZIONE DI SERVIZIO PUBBLICO O DI PUBBLICA NECESSITÀ: punisce l'esercente di un pubblico servizio o di un serviizo di pubblica necessità che interrompe il servizio o sospende il lavoro in modo da turbare la regolarità del servizio.




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