Come funziona il principio del "ne bis in idem"? - Marta


La formula latina ne bis in idem (più chiaro: principio del divieto del doppio giudizio) sta ad indicare il fatto che un soggetto non può essere giudicato due volte sulla stessa questione. Quindi: un fatto, una volta deciso da un giudice, con sentenza definitiva passata in giudicato, non può essere messo nuovamente in discussione poiché il soggetto non può essere sottoposto ad un nuovo procedimento che abbia ad oggetto il medesimo fatto per cui è già stato condannato o prosciolto.   

Affinché scatti questo principio è necessaria un'identicità della questione e dei processi, ossia è necessario che siano identici tutti gli elementi:
- parti processuali (da intendere anche, eventualmente, eredi o aventi causa)
- domanda giudiziale proposta dalle parti
- motivi alla base della domanda giudiziale
insomma, le due cause devono essere davvero identiche.

La ratio di questa previsione è semplice: si vuole evitare che, riaprendo processi definiti, si possano avere pronunce discordanti e contraddittorie ed, inoltre, verrebbe meno la certezza dei rapporti giuridici (perché si avrebbe sempre il dubbio che qualcuno intervenga su una questione già risolta).

Ecco perché le sentenze passano in giudicato, divenendo definitive.
Con sentenza passata in giudicato si fa riferimento ad una sentenza contro la quale non è più possibile proporre opposizione (perché scaduti i termini per impugnare senza che le parti si siano attivate o perché sono stati esperiti tutti i mezzi di impugnazione e si sono conclusi tutti i gradi di giudizio). 
Come vedi i due concetti (ne bis in idem e sentenza passata in giudicato) vanno a braccetto.

Ok, tra dire e fare c'è di mezzo il mare quindi... non si può fare ma se, invece, viene riproposta ad un giudice diverso una controversia già decisa? Che fare?
In tal caso, sia il giudice d'ufficio che ciascuna parte potrà eccepire il "giudicato esterno". Se, però, il giudicato esterno non dovesse essere eccepito e si giunge ad una nuova pronuncia, in contrasto con la precedente, prevale il nuovo provvedimento.

Eccezioni
Son sicura che, come Marta, anche altri si siano chiesti: 
ma se saltano fuori nuove prove solo dopo la sentenza? Ormai il pericolo di essere scovati è passato? NO!
Abbiamo detto che la sentenza passata in giudicato non può essere messa in discussione, ma ci sono dei casi eccezionali.

Uno è il caso della REVOCAZIONE STRAORDINARIA. Si tratta di uno strumento messo a disposizioni delle parti proprio nel caso in cui si scoprono nuove circostanze che, se conosciute in precedenza, avrebbero comportato una decisione diversa da quella già presa (la parte riesce ad ottenere una nuova valutazione del caso dallo stesso giudice che si è pronunciato sulla questione e che potrà tener conto delle nuove circostanze). Si parla di impugnazione straordinaria proprio perché ha la forza di far cadere anche una sentenza già passata in giudicato. 

In particolare, per quel che riguarda i motivi della revocazione, si possono impugnare per revocazione anche le sentenze passate in giudicato:
- se sono l'effetto del dolo di una delle parti;
- se le prove su cui si è deciso sono state dichiarate false;
- se dopo la sentenza sono stati trovati uno o più documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell'avversario;
- se la sentenza è effetto del dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato.
Si possono poi impugnare per revocazione le sentenze pronunciate in grado d'appello o in unico grado anche:
- se la sentenza è l'effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa.
- se la sentenza è contraria ad altra precedente sentenza avente fra le parti autorità di cosa giudicata, purché non abbia pronunciato sulla relativa eccezione.

Altra eccezione (e altro mezzo di impugnazione straordinario proprio perché può essere proposto nonostante il passaggio in giudicato della sentenza) è quella dell'OPPOSIZIONE DI TERZO.

Si tratta di uno strumento messo a disposizione di soggetti terzi (= soggetti che non hanno preso parte al processo), ma che subiscono effetti pregiudizievoli dalla sentenza.
Per rimediare al pregiudizio subito, la legge consente dunque al terzo di agire al fine di rendere inefficace la sentenza e di fare in modo che il giudizio sia rinnovato nel rispetto del contraddittorio.